Seduzione – Guida Pratica – Parte 3

Capitolo 2

Le fasi della seduzione

 

La seduzione è il punto di arrivo, la naturale conseguenza di un lavoro su sé stessi di crescita interiore che inevitabilmente si rifletterà anche su come gli altri ci vedono e sulle relazioni che instaureremo. Se non piacciamo a noi stessi non possiamo piacere nemmeno agli altri!

Il confronto, l’attenzione alle necessità altrui, il trasmettere interesse e una sensazione di accoglienza sono le basi fondamentali per entrare nella sfera del potenziale partner.

 

La seduzione, come ogni altra abilità, deve essere coltivata, sviluppata e allenata.

 

Per semplicità di spiegazione, possiamo suddividere la seduzione in fasi, utili per capire meglio i vari momenti dell’interazione tra uomo e donna. E’ bene ricordare che tale suddivisone non è meccanica ed inequivocabile, le fasi possono intrecciarsi e alcune di queste a volte vengono anche saltate.

 

Le fasi sono:

  1. Approccio
  2. Attrazione
  3. Rapporto
  4. Chiusura
  5. Relazione

La fase iniziale è quella dell’approccio in cui nasce un interazione da cui può scaturire la fase di attrazione. In seguito, si instaura il rapporto, in cui le due persone si conoscono meglio. Infine si ha la chiusura che determina la natura del rapporto che abbiamo instaurato che può essere di natura sessuale, amicale o sentimentale.

 

FASE 1: L’APPROCCIO

 

In molti durante la fase dell’approccio seguono un modello seduttivo imitativo, vale a dire che, una volta individuati quelli che per loro sono ottimi seduttori, ne studiano i comportamenti e li usano come spunto per replicarli o crearne di nuovi. Tale tecnica può portare o meno al successo ma comunque sia, è buona cosa affidarsi a sé stessi e mettere in campo il proprio essere piuttosto che comportamenti stereotipati.

Spesso quando ci si avvicina all’approccio lo si fa con due diversi tipi di mentalità, in abbondanza o in scarsità.

La mentalità di abbondanza si ha quando una persona ha la possibilità di poter conquistare molti partner grazie alle sue caratteristiche personali. Tali persone si sentono fisicamente rilassate ed emotivamente serene, con un atteggiamento aperto verso l’esterno. Non si ha paura del rifiuto e la relazione è vissuta senza angoscia e paure, in modo sano, completo e genuino.

La mentalità di scarsità si ha invece, quando non si ha fiducia in se stessi e nelle proprie capacità seduttive. Spesso in questi casi si vive l’angoscia dell’approccio o si prolunga la relazione esistente con il partner non perché lo si ama ma perché si è terrorizzati all’idea che, terminata la relazione, non si abbia la possibilità di conoscere e intrattenere nuove relazioni con altri partner. Naturalmente questo comportamento è dettato dalla paura di rimanere soli e ne deriva una relazione poco sana.

A livello emotivo, la mentalità di scarsità fa sentire il soggetto inferiore e poco adatto all’instaurare nuovi rapporti e nuove interazioni sociali, si vive nella paura di non farcela e di fallire.

Ovviamente, il potenziale partner non sarà attratto e preferirà dirigere la propria attenzione altrove.

Ne consegue che la mentalità vincente è la prima!

 

Quanti tipi di approcci esistono? Tendenzialmente due.

 

TIPO DI APPROCCIO NUMERO 1: L’APPROCCIO A CALDO

 

L’approccio a caldo si ha quando c’è qualcosa che lega i due soggetti, quando c’è già una conoscenza superficiale dovuta alla stessa cerchia di amicizie o ad un’entità esterna che può essere la stessa sede lavorativa, la frequentazione degli stessi luoghi o delle stesse persone e così via.

Il fatto di avere già una conoscenza superficiale dovuta a uno di questi fattori crea una sorta di vicinanza. L’approccio a caldo presenta altri vantaggi ma anche alcuni svantaggi.

 

VANTAGGI

  • Sensazione di vicinanza e di avere qualcosa in comune;
  • L’approccio non crea imbarazzo e non c’è ansia;
  • C’è già un clima di fiducia.

SVANTAGGI:

  • Rimanere ancorati alla propria cerchia sociale, non si ha la possibilità di sconfinare al di fuori dei soliti spazi e conoscere persone nuove;
  • Il potenziale partner si sarà fatto già un’idea di noi che a volte è difficile da modificare.

TIPO DI APPROCCIO NUMERO 2: L’APPROCCIO A FREDDO

 

L’approccio a freddo si ha quando si tenta di avvicinare un partner sconosciuto di cui non sappiamo nulla e che non sa assolutamente di noi. Questo naturalmente, è un approccio più audace, in cui non c’è la sensazione di fiducia che si manifesta nell’approccio a caldo.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

 

VANTAGGI:

  • Uscire dal proprio “mondo” e conoscere chi vogliamo;
  • Buon esercizio seduttivo;
  • Aumenta la sicurezza in sé stessi.

SVANTAGGI:

  • Più difficile;
  • Può creare ansia da approccio;
  • Mancanza della sensazione di fiducia iniziale che si ha nell’approccio a caldo.

Detto questo, è chiaro che la fase dell’approccio ha tendenzialmente due scopi. Innanzitutto avvicinarsi al potenziale partner e in secondo luogo, creare una situazione in cui si è a proprio agio.

La fase di approccio inizia quando ci si avvicina al potenziale partner e la propria presenza viene accettata. Questa fase non ha una durata standard, può durare dai 5 minuti ad un’ora, dipende dai soggetti coinvolti. Per farsi accettare ci sono delle regole che vanno rispettate, ad esempio:

  • Non invadere la spazio personale altrui avvicinandosi troppo o il contrario, lasciare troppo spazio tra noi ed il potenziale partner;
  • Sorridere, non solo con le labbra ma con tutto il viso;
  • Sostenere una conversazione interessante. Nel caso l’altro si annoi, è bene cambiare argomento;
  • Avere una conversazione equilibrata e paritaria in cui entrambi i soggetti coinvolti abbiano modo di parlare e di trasmettere informazioni su di sé;
  • Capire cosa prova l’altro e metterlo a proprio agio.

 

L’accettazione della propria presenza è facilmente intuibile da segnali non verbali, i segnali di interesse inviati dal partner:

  • L’altro ride;
  • Si gira con il corpo verso di noi;
  • Continua la conversazione con piacere.

Questi segnali iniziali sono indicatori del fatto che il partner ha accettato la nostra presenza. La  fase di approccio quindi è finita e può iniziare quella successiva, la fase di attrazione, in cui dal sentirsi a proprio agio si passa al provare una crescente attrazione.

 

FASE NUMERO 2: L’ATTRAZIONE

 

L’attrazione è portare il potenziale partner a vedere in noi qualcosa che lo spinge nella nostra direzione, un interesse naturale ed emozionale che lo attira, come la calamita fa con il ferro.

Come abbiamo precedentemente detto, possiamo capire dal comportamento del partner se prova un attrazione (fisica, mentale o emotiva) nei nostri confronti.

Ciò che ci aiuta maggiormente sono gli indicatori di interesse, quegli atteggiamenti positivi e di vicinanza che il potenziale partner ci dimostra.

I passi da compiere a questo punto sono 3.

 

PASSO NUMERO 1: CREARE UNA ZONA DI COMFORT

 

La zona di comfort è quello spazio in cui i due soggetti si trovano a loro agio e vivono una sensazione di fiducia. Ciò che contribuisce maggiormente alla creazione di una zona di comfort è la conversazione. La conversazione non deve essere mai forzata ma naturale e vivace, deve stimolare l’attenzione dell’altro verso di noi e l’interesse a proseguire. Buona regola è toccare più argomenti che consentano di capire quali sono gli interessi del partner e i suoi stati d’animo per poi usarli a nostro vantaggio attraverso le tecniche precedentemente spiegate ed altre che saranno presentate in seguito.

L’attrazione presuppone una sensazione di vicinanza che si crea con la conversazione. Per costruire comfort bisogna far leva sullo stato emotivo, far sentire che si è vicini all’altro e si è in grado di capirlo e di mettersi nei suoi panni per cui bisogna prendere il proprio spazio e lasciare spazio affinché entrambi i soggetti abbiano la possibilità di esprimersi, ascoltare attivamente e non dire tutto di sé. Ricordiamo che l’interesse e la curiosità del potenziale partner deve rimanere viva!

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PASSO NUMERO 2: STABILIRE UNA CONNESSIONE

 

La connessione è stabilita nel momento in cui l’altro sente di avere qualcosa in comune con noi che lo spinge nella nostra direzione. Come dice il detto “chi si somiglia si piglia”, vale a dire che ci si sente in sintonia con persone che hanno aspetti simili ai propri: interessi, credenze, visone del mondo. In questo contesto è utile assumere una posizione interna nel senso che esternare vulnerabilità ed insicurezze crea una maggiore affinità, un legame emotivo che va aldilà della semplice chiacchierata tra due persone.

Nel momento in cui tentiamo di stabilire una connessione possiamo utilizzare il tatto in modo naturale e spontaneo. Ad esempio se il partner sta parlando di una sua paura o insicurezza, il semplice poggiare la nostra mano sulla sua per un breve momento è utile per trasmettere vicinanza e comprensione.

 

PASSO NUMERO 3: ENTRARE IN INTIMITA’

 

L’intimità non è intesa solo in senso fisico ma soprattutto a livello mentale poiché se quest’ultima manca è difficile poter proseguire con le fasi successive. Se l’attrazione non è in primo luogo mentale non ci può essere un seguito. Entrare in intimità quindi, significa entrare in confidenza con l’Io del potenziale partner e rafforzare questo legame anche attraverso la sfera fisica, con un abbraccio, un bacio, una carezza.

 

La fase dell’attrazione è fondamentale per capire se si può andare avanti o se è bene fermarsi. In quest’ultimo caso il potenziale partner non interessato lancerà degli inequivocabili segnali.

I più importanti sono:

  • Evita di guardarci negli occhi;
  • Non partecipa alla conversazione e si limita ad un ascolto svogliato;
  • Si allontana o si gira per parlare con qualcun altro.

Se invece, il potenziale partner è interessato a noi, tramite la seconda fase dobbiamo ricavare una  prima impressione sul tipo di persona che abbiamo davanti e dedurre con quale sistema si rappresenta la realtà esterna ed interna. Sapendo quali canali sensoriali predilige possiamo poi comportarci di conseguenza.

Con chi ci stiamo rapportando?

Se il partner durante la conversazione predilige descrizioni, immagini, aggettivi e verbi legati alla vista è una persona visiva. In questo caso ad esempio, per modificare il suo stato d’animo dobbiamo evocare immagini e sensazioni, descriverle in modo tale che il partner possa visualizzarle nella sua mente.

Se invece, ricorre a descrizioni e sensazioni di tipo tattile è una persona cinestesica. Potrebbe essere utile, ad esempio, rafforzare alcuni concetti con la gestualità o con lo sguardo, toccare delicatamente la mano dell’altro per mostrare vicinanza.

La persona è auditiva se invece predilige i suoni e quanto è legato all’udito. Con il partner che predilige il mondo dei suoni, possiamo ad esempio creare delle associazioni tra una canzone e un momento passato insieme, oppure ancora modulare la nostra voce quando siamo al telefono.

 

FASE 3: RAPPORTO

 

Questa fase è quella in cui ci si conosce meglio e in cui si vede il potenziale partner anche in altri contesti, quali il ristorante, un bar per un aperitivo, una passeggiata in un parco.

In questa fase non bisogna strafare, si è ancora in uno stadio di conoscenza reciproca ed è meglio prediligere attività tranquille che consentano lo scambio di informazioni e la creazione di un set in cui non ci senta a disagio ma in uno stato di benessere, di tranquillità e sintonia.

In questa fase possiamo utilizzare determinanti strumenti per avvicinarci maggiormente al partner e interessarlo alla nostra persona.

 

STRUMENTO NUMERO 1: TRANCE IPNOTICA

 

Non ci riferiamo all’ipnosi come è tradizionalmente intesa ma a quel fenomeno che avviene in modo naturale e ci fa sentire concentrati sull’altro ignorando completamente altri stimoli.

La trance ipnotica si ottiene quando utilizziamo parole che evocano stati d’animo positivi, una sensazione di libertà, emozioni forti legate all’innamoramento. Utili allo scopo sono le domande evocative, nascoste e retoriche, l’uso di parole magiche e i comandi nascosti).

Ad esempio inserire nella conversazione parole come sincerità e libertà, induce il partner ad associare a queste parole determinati stati d’animo, e a sentirsi quindi libero di aprirsi, di parlare di sé stesso, di confidarsi, di sentirsi a proprio agio.

 

STRUMENTO NUMERO 2:  OSSERVAZIONE

 

È fondamentale imparare ed allenarsi a guardare la persona andando oltre l’aspetto, ciò significa che dobbiamo prestare particolare attenzione alle reazioni fisiologiche a stati di eccitazione, rabbia, interesse.

Ad esempio, quando una persona è nervosa potrebbe mordersi il labbro inferiore o giocherellare con le mani oppure ancora quando c’è qualcosa che non le piace potrebbe incrociare le braccia e chiudersi in sé, se si sente in imbarazzo il viso potrebbe diventare paonazzo.

Leggere e capire la comunicazione non verbale e para- verbale è utile anche per l’uso dello strumento successivo.

 

STRUMENTO NUMERO 3: SPECCHIARSI NELL’ALTRO

 

Man mano che ci si conosce può capitare di riconoscere nell’altro determinati aspetti di sé, scoprire di essere simili. Questa somiglianza fisica, verbale o emotiva deve essere rafforzata e calcata.

Il rispecchiamento può avvenire su diversi livelli: verbale (ricalcandone le parole, le espressioni e i modi di dire); para-verbale (ricalcandone il tono di voce, il volume, le pause); non verbale (ricalcandone la posizione, i movimenti, i gesti, il respiro).

Quando il rispecchiamento è naturale, il rapporto cresce, ci si sente maggiormente simili e in sintonia.

 

STRUMENTO NUMERO 4: COGLIERE I SEGNALI

 

I segnali che il partner ci invia sono feedback a cui dobbiamo assolutamente prestare attenzione per capire se è interessato a noi e a quello che stiamo dicendo.

I segnali più importanti sono olfattivi (se vediamo che l’altro si tocca il naso o ha pruriti in quella zona è interessata ai nostri argomenti poiché esiste una connessione tra mente e olfatto, e quando siamo interessati a qualcosa affluisce una maggior quantità di sangue nella zona del naso); legati al gusto (ad esempio portare le mani vicino alla bocca, mordicchiare una penna sono ottimi indizi di gradimento). Ci sono gesti invece, che denotano tensione come deglutire spesso o piccoli colpi di tosse sono dei veri e propri scarichi emozionali.

Naturalmente questi sono soltanto indizi per cui vanno valutati di volta in volta e a seconda del contesto.

 

STRUMENTO NUMERO 4: COMPLIMENTI

 

Tutti hanno bisogno e amano i complimenti, sono utili per confermare la propria personalità e rispondono al bisogno di ricevere attenzioni e gratifiche.

Inutile dire che i complimenti devono essere sinceri, meglio se non banali. Troviamo qualcosa di unico nell’altro e apprezziamolo, sarà un complimento maggiormente gradito.

 

STRUMENTO NUMERO 5: DISTORSIONE TEMPORALE

 

Con la distorsione temporale dobbiamo evocare nel partner delle situazioni immaginarie future nelle quali si è insieme. Il potenziale partner visualizzando la scena anticiperà la nostra presenza nel suo domani. Ad esempio, raccontando una nostra esperienza (un viaggio, un concerto, una mostra) con una semplice esclamazione poniamo noi stessi ed il partner in quel luogo tra qualche tempo.

Questa tecnica consenta al potenziale partner di capire le intenzioni altrui e di porsi nell’ottica della progettualità a due che può avvenire solo quando il rapporto è consolidato.

Quando il cervello elabora o crea una immagine futura, adegua i comportamenti in maniera tale da raggiungere quell’obiettivo che ha già vissuto nella sua testa.

 

FASE 4: CHIUSURA

 

Durante la fase precedente si delinea il rapporto con il partner e si traggono le somme.

A che punto siamo arrivati? Il partner ci piace, ci interessa? E noi gli piacciamo, lo interessiamo? L’iniziale attrazione si è mantenuta, è scomparsa o è cresciuta? Il partner fa per noi?

Rispondere a queste domande e capire se c’è un’intesa nelle risposte è fondamentale per passare alla fase 5, l’ultima, e capire di che natura è la relazione che stiamo costruendo.

Prima di arrivare alla chiusura, se proviamo interesse verso il partner è meglio non nasconderlo ma esplicitare e far intendere le proprie intenzioni altrimenti la relazione potrebbe assestarsi sul versante dell’amicizia piuttosto che su quello sentimentale.

 

FASE 5: RELAZIONE

 

A questo punto è ben chiaro che possono esserci tre tipi di relazione:

  • la relazione fisica basata esclusivamente su fattori sessuali che non include coinvolgimento emotivo;
  • la relazione amicale che prevede coinvolgimento emotivo ma non attrazione fisica;
  • la relazione sentimentale che include entrambi gli aspetti, attrazione emotiva e mentale ed attrazione fisica.

Naturalmente è possibile passare da un tipo di relazione all’altra anche se, nel caso in cui si indugia troppo sulla zona di comfort, ci potrebbe essere il rischio che il potenziale partner ci veda solo come un amico e, in questo caso, è difficile modificare la convinzione e la visione che ha di noi.

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